Articolo - Ivan Scalfarotto

Mi candido per la Puglia alternativo a tutti i populismi

In Puglia sta accadendo qualcosa la cui eco, inevitabilmente, suonerà anche a Roma. Questo qualcosa si chiama Ivan Scalfarotto, il sottosegretario agli Esteri che da ieri è ufficialmente il candidato governatore della Regione per Italia Viva, Azione e +Europa.

La candidatura di Scalfarotto significa tre cose: a Roma dice che si sta creando un polo di partiti “liberal democratici” e che questo polo non è detto che vada in coalizione con il Pd e il centrosinistra. In Puglia racconta che Michele Emiliano non rappresenta più l'intera coalizione progressista. E che la Regione, dopo 15 anni, potrebbe ritornare nelle mani del centrodestra. Proprio quelle di Raffaele Fitto, ex governatore, che nel 2005 non fu rieletto, perdendo contro ogni pronostico con Nichi Vendola.


Scalfarotto, ma così non fate il gioco degli avversari?
“La mia è una candidatura per la Puglia. Non sarebbe stato giusto costringere i pugliesi a dover scegliere tra tre populismi: quello antieuropeista della destra, quello di palazzo impersonificato da Michele Emiliano. Quello della decrescita felice del Movimento 5 Stelle. La nostra coalizione è in campo per rappresentare il dinamismo e il talento dei pugliesi. Di quelli che sono rimasti e di chi, come me, è andato via e ora è pronto a ritornare per restituire quello che la nostra terra ci ha dato”.

Italia Viva, +Europa e Azione sono forze politiche moderne, che hanno un’idea del Paese che si basa su fiducia e non sulla paura.

La Puglia, in questi anni, è stata la casa di quella “primavera pugliese” che ha conquistato l’Italia: il turismo, la cultura ma anche l’innovazione tecnologica.
“Penso ci sia una grande differenza tra i dieci anni di Nichi Vendola, che io considero un’ottima esperienza di governo. E questi cinque di Michele Emiliano. Lo stesso Emiliano non dice mai che la sua è una coalizione di centrosinistra. Perché non lo sono state le sue politiche: su Xylella, Tap, Ilva ha fatto il contrario dei nostri governi nazionali. La Puglia è una delle poche regioni che non ha ancora una legge elettorale che garantisca la parità di genere. O che non ha un assessore alla Sanità, perché tutto è nelle mani di Emiliano. Ecco, noi siamo qui per rappresentare chi non si riconosce in un governo che nulla ha a che fare con il progressismo europeo”.

"Noi siamo qui per rappresentare chi non si riconosce in un governo che nulla ha a che fare con il progressismo europeo"

Che coalizione sarà la vostra?
“Italia Viva, +Europa e Azione sono forze politiche moderne, che hanno un’idea del Paese che si basa su fiducia e non sulla paura. Che vogliono affrontare la grande crisi con il coraggio e la speranza. Io ho una storia politica riconosciuta da tutti: diritti, internazionalizzazione, crescita sostenibile. Sono un convinto europeista. Penso che il futuro della Puglia sia nella filiera della vita, per citare Teresa Bellanova, che è l’agricoltura. Che si debba trovare nelle scelte collettive e non sul voto di scambio, negli accordi con i transfughi che hanno caratterizzato questi cinque anni: alle primarie per Emiliano ha votato un sindaco con simpatie di Forza Nuova, all’Acquedotto pugliese c’è l’ex sindaco di Forza Italia di Bari. Cosa c’entra la sinistra con tutto questo?”. Dicono: così fate campagna elettorale per la destra. “Raffaele Fitto, la Lega sono i nostri avversari. Propongono un’idea di mondo apposta alla nostra. Ma la nostra idea di buon governo non è nemmeno la politica di Emiliano o quella dei 5 Stelle”.

A Roma però governate con Pd e 5Stelle.
“Primo punto: il nostro problema politico, in Puglia, si chiama Michele Emiliano e quello che rappresenta. Con un altro candidato sarebbe stato diverso. Poi: Italia Viva è il partito più piccolo della coalizione. Non mi pare che Pd e 5 Stelle vadano insieme. Non vedo qual è il problema”.

 

Quando partirà la sua campagna elettorale?
“Il 4 luglio. Ma da oggi sarà attivo il sito www.ivanperlapuglia.it: chiunque potrà scriverci per entrare a far parte della nostra squadra o fare una piccola donazione. Una cosa è già decisa: le liste saranno fatte da uomini e donne, al 50 per cento”.

 

 

Intervista di Giuliano Foschini, la Repubblica, 21 giugno 2020

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